Poesia improvvisata campidanese

La Sardegna è terra di poesia improvvisata.

In maniera analoga a come accade in altre parti del mondo, in particolari occasioni degli improvvisatori, spesso semi professionisti, sono chiamati a esibirsi pubblicamente intessendo delle controversie poetiche estemporanee.
Nell’isola sono attestate quattro diverse tradizioni, ognuna delle quali ha le proprie forme metriche, regole di condotta della gara poetica e protagonisti. Quella tipica dell’area meridionale viene spesso denominata poesia improvvisata campidanese.
Nell’ambito di questa tradizione, la forma di espressione più alta consiste in sa cantada, una gara poetica pubblica alla quale partecipano quattro poeti, detti cantadoris. Durante sa cantada i poeti utilizzano diverse forme metriche, tutte riconducibili alla famiglia de is mutetus. La più importante di queste, detta mutetu a otu peis (con otto versi) o mutetu longu (lungo), colpisce per la sua estrema complessità. Prevede infatti ripetizioni, intrecci di versi e inversioni dell’ordine in cui le parole dello stesso verso vengono esposte.

Cenni storici e principali studi

La documentazione storica relativa all’improvvisazione poetica in Sardegna è abbastanza esigua.

Una delle prime fonti risale al XVII secolo (Salvatore Vidal 1638), mentre le prime trascrizioni di mutetus compaiono solo nella seconda metà del Settecento (Matteo Madao 1787), ma testimoniano, verosimilmente, una consuetudine molto anteriore.

Ai primi anni dell’Ottocento risalgono le più antiche trascrizioni di mutetus longus improvvisati durante le gare, mentre nella seconda metà del secolo si iniziano a trascrive le prime gare per intero.

Al principio del Novecento risale invece la stampa dei primi libretti a stampa (is libureddus), di cui oggi se ne conservano oltre 700, che rendono una testimonianza piuttosto dettagliata della poesia campidanese negli ultimi centocinquanta anni.

Dagli incontri informali alle cantadas

La pratica della poesia improvvisata campidanese può essere suddivisa in tre livelli:

gli incontri privati tra appassionati, le gare pubbliche tra versadoris, e quelle tra improvvisatori professionali.

Gli appassionati si dilettano praticando la poesia in is ispàssius, i “divertimenti”, che si svolgono in contesti informali, spesso intorno ad una tavola imbandita, in occasione di eventi celebrativi come feste di matrimonio o compleanni, per la chiusura delle stagioni di caccia.

Le versadas sono gare tra improvvisatori che utilizzano una semplice forma metrica detta versu. Le cantadas a mutetu longu tra poeti professionali si tengono principalmente durante le feste religiose che hanno luogo perlopiù nel periodo estivo.

In una delle piazze del paese viene allestito il palco, sul quale sono disposte quattro sedie per i poeti. Alla loro sinistra siedono il bàsciu e la contra, due cantori che accompagnano i poeti intonando sillabe nonsense con una particolare tecnica di emissione vocale gutturale. Vicino alle sedie degli improvvisatori è quasi sempre presente un tavolo in cui il comitato dispone un vassoio di dolci ed alcune bevande, in genere acqua, vino e bibite analcoliche. Nella parte anteriore del palco, dietro al microfono, viene disposta una sedia sulla cui spalliera i cantadoris, stando in piedi, adagiano entrambe le mani mentre intonano i loro versi.

La cantada si svolge in un arco di tempo di circa tre ore, e si suddivide in due fasi. Nella prima i poeti si affrontano cantando mutetus longus; nella seconda, che dura circa 30 minuti, cantano invece a versus, accompagnati da un chitarrista.

Is cantadoris e il pubblico

Oggi i poeti improvvisatori campidanesi professionali sono circa una trentina.

Il loro percorso di formazione dura alcuni anni e avviene in maniera informale, frequentando gli incontri tra appassionati, leggendo i libureddus e ascoltando le registrazioni delle vecchie gare. La prova di “iniziazione” avviene in una controversia pubblica, alla presenza di un cantadori anziano e di fama riconosciuta, cui spetta il giudizio finale sulla validità dell’aspirante.

Il pubblico de sa cantada appartiene oggi ad una fascia di età medio alta, nella maggior parte superiore ai 40 – 50 anni, e normalmente varia tra i 50 ed i 200 spettatori. Gli ascoltatori assistono alla cantada stando seduti su delle sedie. Questi condividono con i poeti una certo grado di competenza, spesso sono essi stessi improvvisatori. I più appassionati seguono un gran numero di gare, viaggiando anche per centinaia di chilometri per assistere alle cantadas. Molti di loro registrano le gare, che conservano in archivi personali che possono arrivare a comprendere anche migliaia di documenti sonori.

Il mutetu longu

Il mutetu longu è la principale forma metrica utilizzata dai poeti durante le cantadas.

I mutetus sono formati da versi che presentano un numero variabile tra tre e quattro accenti. Sono suddividi in due sezioni dette sterrina e cubertantza non in relazione l’una con l’altra sul piano del contenuto.

Nella sia struttura essenziale, il mutetu longu è formata da una sterrina composta solitamente da otto versi, e da un distico che costituisce la cubertantza. I versi di sterrina non rimano tra loro, ma ognuno di questi rima con una delle parole che compongono la cubertanza, secondo uno schema a zig-zag detto a ischina ‘e pisci, a lisca di pesce.

Nella sua enunciazione il mutetu longu presenta un alto grado di ridondanza. Durante la performance il poeta lo espone in una forma più articolata che comprende la ripetizione di vari versi (torradas), alcuni dei quali prevedono uno spostamento dell’ordine delle parole che li compongono (arretroga).

Il mutetu prima presentato nella sua forma essenziale verrebbe dunque cantato in questo modo.

La condotta della gara

Ad una gara poetica campidanese prendono parte quattro improvvisatori.

S’argumentu, l’argomentazione da trattare, viene scelta dal cantadori che apre la gara, detto fundadori (colui che fonda). Egli presenta il tema in maniera oscura e velata, tanto che né il pubblico né gli altri cantadoris sono in grado di comprenderne il significato sottointeso.

Durante lo svolgimento della cantada gli improvvisatori, sempre attraverso un linguaggio criptico ed allusivo, tentano progressivamente di definire il senso sottointeso (su fini) della argomentazione e, allo stesso tempo, si sfidano in un confronto dialettico in cui l’aspetto agonistico gioca un ruolo di primo piano. Nel fluire della cantada l’argomento nascosto si fa via via più chiaro fino a quando, a fine gara, la metafora viene svelata.